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La suola della scarpa di Alcaraz, con il logo Nike al contrario

Quella virgola al contrario di Carlos Alcaraz

La suola della scarpa di Alcaraz, con il logo Nike al contrario

Se avete guardato Carlos Alcaraz scivolare sul cemento di New York e vi è venuto un dubbio sulle sue scarpe, tranquilli: non eravate voi ad aver bevuto qualcosa di troppo. Sulla maglia e soprattutto sulle sue Zoom Vapor 12, la virgola della Nike era orientata al contrario. Una roba che, se ti capita su un paio di sneakers comprate online a 20 euro, ti fa subito pensare all’ennesimo scam. Come se non bastasse, l’intero kit scartava i classici colori fluorescenti o il bianco istituzionale di Wimbledon per puntare su una palette sfumata color panna e cioccolato.

Il trucco del logo “sbagliato”

Cambiare il verso del simbolo non è una svista di produzione, ma un vezzo che Nike si concede solo quando vuole colpire. Quella virgola ribaltata – il Reverse Swoosh – è la firma visiva che il rapper Travis Scott incolla sulle sue collaborazioni introvabili con la linea Cactus Jack. Parliamo di quelle scarpe da 180 euro che spariscono dalle app in tre secondi netti e dopo due ore stanno su StockX a quattro cifre.

Dalle scarpe introvabili al campo da tennis

Dopo aver deciso l’estetica – che di solito vive nei video rap, tra i rivenditori e nei club di Los Angeles – Nike la piazza addosso a un ragazzo (e non proprio un ragazzo qualsiasi) mentre gioca uno Slam a New York. Non gli interessa, però, farci vedere quanto Alcaraz sia bravo a fare una smorzata. Quello lo sanno già tutti. L’obiettivo è far venire l’acquolina in bocca a chi non ha mai guardato un match in vita sua, ma farebbe ore di coda sotto il sole pur di accaparrarsi l’ennesima edizione limitata.

Arroganza da primo della classe

Molti altri marchi devono stampare il proprio nome a caratteri giganti sul petto degli atleti per farsi notare, sperando che qualcuno se ne ricordi. Nike fa l’esatto contrario: prende la sua icona più famosa, la gira, la immerge in colori inconsueti per il tennis e sa già che tutti capiranno al volo. Ricorda un po’ quella volta in cui Levi’s ha giocato sul logo censurato ai Mondiali: quando un simbolo è forte, puoi nasconderlo o capovolgerlo, ma la gente saprà sempre cosa sta guardando. Una sana dose di arroganza, per cui ci caschiamo ogni volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI PROPRIETÀ DELL’EDITORE

Foto copertina: @cactusjack/Instagram

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