L’editoriale del CEO di DAF Mit sulla responsabilità di chi comunica nell’era dei social.
di Alessandro Zacconi
Alessandro Zacconi — CEO DAF Mit
A 20 anni iniziai ad entrare nel mondo della comunicazione e una delle prime cose che imparai fu la responsabilità di un media (in quel caso di un giornale) rispetto ai propri lettori: poter influenzare le persone con quanto scritto è un “potere” e andrebbe gestito con la massima attenzione.
Senza entrare nel merito di quale media rispetti o meno tutto questo, vorrei che ci si focalizzasse sul capire che influenzare il pensiero delle persone è un grande potere e come tale, è d’obbligo che ci sia un’alta soglia di ingresso. I riferimenti che sempre di più stanno prendendo piede principalmente nel mondo dei social grazie alla loro impostazione orizzontale, sono tendenzialmente la promozione di un senso di totale inadeguatezza nei confronti di chi guarda, con spesso l’unico fine di mostrare che il percorso che si sta facendo sia sbagliato o quantomeno arretrato.
Molti anni fa, il potere di influenzare con le proprie parole una massa di persone era in mano a figure come il prete del paese, il direttore del giornale, il politico, l’artista o lo scrittore: con tutto il rispetto, figure che per ottenere tutto ciò hanno dovuto superare una soglia di ingresso piuttosto alta. Oggi non è più così e chiunque ha la possibilità di influenzare un numero elevato di persone con una bassa soglia di ingresso ottenuta grazie a una cassa di risonanza enorme. Il risultato? Vedo sempre più persone sentirsi inadeguate nell’ascoltare, condizionate sul proprio stile di vita e sfiduciate rispetto ai valori fondamentali per ottenere qualsiasi risultato. Sono sicuro che questi “riferimenti”, soprattutto sui più giovani, creeranno una società debole, piena di diritti, con pochi doveri e con l’illusione che non è più il nostro impegno, la nostra fatica e il nostro atteggiamento che ci farà ottenere i risultati.
Umberto Eco disse che internet ha trasformato lo “scemo del villaggio” in portatore di verità.
Forse, vista l’attuale mancanza di regolamentazione, dovremmo tutti mantenere maggiore distanza da quello che ascoltiamo, sempre con la consapevolezza che la vita reale è quella che passa e passerà attraverso la nostra fatica, i dubbi, le paure, le soddisfazioni e le nostre reali relazioni, all’interno di un percorso fatto di tempo e spazio. Sì, perché il tempo e lo spazio, non può essere “annullato” con tale superficialità.
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