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Una bancarella con salumi

In coda dalle sette per un bicchiere di plastica e due balli di gruppo

Una bancarella con salumi

A un certo punto dell’estate (ma anche dell’autunno e per il resto dell’anno) ci sembra un’ottima idea fare venti minuti di coda in auto su una provinciale buia, parcheggiare tra le erbacce di un campo e metterci in fila per un piatto di plastica che scotta. E ci andiamo felici. La sagra di paese ha smesso da un pezzo di essere quella parentesi tranquilla in cui si incrociavano solo i vicini di casa, ed è diventata un piccolo evento di massa a cui nessuno vuole rinunciare.

Il “prodotto tipico” e la calca

In Italia parliamo di una macchina gigantesca. Secondo i dati raccolti dall’Ente nazionale italiano per il turismo, si tratta di oltre 20.000 appuntamenti all’anno capaci di muovere 48 milioni di visitatori, divisi quasi equamente tra famiglie (45%), giovani (31%) e anziani (24%). Come evidenziato anche dalle associazioni di categoria, circa 6.000 Pro Loco italiane investono centinaia di milioni di euro per valorizzare i borghi sotto i cinquemila abitanti, sostenere i piccoli produttori locali e generare un indotto economico che supera i 2,1 miliardi di euro.

Che si tratti del lardo a Colonnata, del baccalà a Sandrigo, della porchetta a Campli, dell’arancino ad Aci Castello o delle varie autunnali tra zucca, porcini e Gorgonzola, il copione non cambia mai: coda per lo scontrino, coda per il piatto, caccia alla panca di legno libera e quella spinta invisibile a liberare il posto non appena mandi giù l’ultimo boccone. Negli ultimi tempi c’è persino chi suggerisce di impostare la sveglia all’alba pur di battere sul tempo la folla, mentre sui gruppi di paese si litiga per le locandine fatte con l’intelligenza artificiale o per l’introduzione dei pagamenti digitali alle casse. Eppure, le piazze continuano a riempirsi.

Ci piace così

Per la maggior parte dei visitatori non si tratta più soltanto di fare la scorta di formaggio o di riempire la dispensa prima dell’inverno. Ci andiamo perché la sagra è rimasta uno dei pochi modi per uscire di casa, stare in mezzo alla gente e staccare la spina senza dover per forza pianificare tre settimane prima o risparmiare per mesi per potersi permettere il locale del momento.

Accettiamo il vino sfuso, la confusione e le casse con la musica a tutto volume. E sappiamo che ci sarà da fare la fila e che torneremo a casa con la macchia d’unto sulla maglietta, ma va benissimo così.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI PROPRIETÀ DELL’EDITORE

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