Dal ritorno in Serie A a un modello di club che unisce sport, impresa e territorio: il Como 1907 di Francesco Terrazzani racconta come si costruisce un’identità sostenibile, radicata nella comunità ma proiettata verso il futuro
Como 1907 è tornato a occupare la scena che merita, con un percorso che ha rimesso insieme risultati, identità e relazione con la città, senza perdere realismo e misura.
La promozione in Serie A nella primavera del 2024, a ventuno anni dall’ultima volta, è stata il segnale più visibile di un lavoro fatto con metodo, in cui la crescita tecnica ha camminato di pari passo con quella manageriale e con una presenza più solida nel sistema calcio. Non si è trattato di un colpo di fortuna: la squadra è cresciuta, il club è maturato e attorno all’ambiente si è ricostruita una fiducia che oggi si percepisce anche all’esterno. Diversi osservatori, non a caso, hanno definito quello del Como uno dei progetti più interessanti del panorama italiano recente, capace di interpretare il calcio come impresa culturale e sociale, oltre che sportiva.
In questo contesto si inserisce la nostra intervista al CEO del Como 1907 Francesco Terrazzani:
un’occasione per leggere dall’interno lo stile di guida, le priorità e le scelte che hanno reso possibile questo salto. La direzione del club ha compiuto scelte chiare, a partire da una governance focalizzata su visione e coerenza esecutiva. La nomina di Mirwan Suwarso alla presidenza nell’ottobre 2024 ha dato ulteriore continuità a un’impostazione che unisce calcio e intrattenimento, lavorando sul valore del brand e sulle sinergie con il territorio, dal turismo alle partnership istituzionali. L’idea di fondo è semplice quanto impegnativa: usare il risultato sportivo come volano, ma costruire un’identità che resti riconoscibile anche quando la palla non rotola. È un cambio di passo che si nota: la cura dei contenuti, l’attenzione alla fan experience, l’uso accorto dei dati e la creazione di format che parlano a pubblici diversi hanno reso più moderno il posizionamento del club, senza perdere il legame con la tradizione. Da qui discende anche un modo diverso di competere: non inseguire le mode o i modelli di altri, ma crescere con il proprio stile, con obiettivi chiari, una scansione realistica degli step e una gestione della complessità che tenga insieme ambizione e sostenibilità.
Un club che fa squadra con la sua comunità
Il tassello che fa davvero la differenza è, però, la relazione con la comunità. Como 1907 ha scelto di stare vicino alle persone in modo concreto, con iniziative che parlano una lingua semplice ma hanno impatto reale come il progetto “Baby Grow” che dà il benvenuto a ogni neonato del territorio con un dono simbolico, trasformando un gesto piccolo in un segno di appartenenza che vale nel tempo. In ambito sanitario invece, la donazione di dispositivi TytoCare all’Ospedale Sant’Anna ha rafforzato la telemedicina pediatrica e il monitoraggio a distanza dei bambini con patologie complesse: un aiuto pratico a famiglie e medici che operano sul campo ogni giorno. Nei momenti di festa, infine, la vicinanza diventa ancora più tangibile: i doni ai bambini ricoverati durante il periodo natalizio al Sant’Anna dicono che la maglia biancoblu non si ferma al novantesimo, ma rimane presente quando serve. A tutto questo si aggiunge la collaborazione con il Teatro Sociale di Como: una programmazione condivisa che mette insieme sport e cultura, apre spazi di partecipazione e porta il club nelle piazze, tra le persone, nella vita quotidiana della città.
L’intervista con Francesco Terrazzani
Dentro questa cornice, l’intervista con Francesco Terrazzani aiuta a capire anche il “come” oltre al “cosa”. La sua idea di leadership è concreta: contano le relazioni, la qualità dei processi e la capacità di far lavorare insieme le persone, con obiettivi chiari e tempi definiti.
Como 1907 è l’esempio concreto di come si possa costruire un progetto contemporaneo partendo da tre parole chiave: visione, coerenza, comunità. I risultati della stagione della conferma in serie A hanno dato alla città e ai tifosi una spinta emotiva enorme, ma soprattutto hanno confermato un metodo che funziona: programmazione sportiva solida, attenzione al brand e un impegno civile che non si esaurisce in una campagna social. È questo il filo rosso che attraversa le risposte di Terrazzani: non servono paragoni forzati con realtà più grandi, né scorciatoie narrative; serve, piuttosto, continuare a fare bene le cose che contano, con pazienza, qualità e un’idea chiara di cosa debba essere un club oggi.
Partiamo dal suo percorso: se guarda indietro, quali sono state le tappe formative e professionali che l’hanno davvero preparato a dirigere una società ambiziosa come il Como 1907?
Dopo la Laurea in Economia e Finanza, triennale e magistrale, all’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Master in Strategie per il Business dello Sport SBS a Treviso ho avuto il privilegio di iniziare il mio percorso professionale all’interno della Lega Serie B, un’esperienza fondamentale e formativa per la mia crescita umana e professionale che mi ha permesso di acquisire competenze per il mio step successivo qui al Como 1907.
Nel mondo dello sport, la parola ‘leadership’ ha un peso diverso. Qual è la sua definizione personale di leadership in questo contesto, e in pratica, come la applica qui, nella struttura del Como?
Quando parliamo di leadership nello sport, non si tratta solo di risultati. È necessario gestire al meglio le risorse, creare un gruppo di lavoro armonioso e seguire ogni aspetto dei processi aziendali e sportivi partecipando alla quotidianità del club. La relazione con i dipendenti, con lo staff e con la squadra sono gli aspetti fondanti del mio lavoro.
Gestire un club è un atto d’amore e un’impresa. Come si bilancia la passione sportiva con le esigenze imprenditoriali e finanziarie? Ci sono dei momenti di conflitto tra le due anime, e in tal caso, come li affrontate?
Mi piace pensare che non si possa prescindere dalla passione per fare questo lavoro. Dopodiché è necessario trovare un equilibrio: avere una visione a lungo termine, prendersi il tempo necessario per crescere e migliorare, programmare i propri obiettivi e i passi successivi. Non si può prescindere dalla passione, ma la programmazione è altrettanto fondamentale.
I grandi club europei hanno risorse enormi. Fuori dal campo, in termini di marketing, finanza e costruzione del brand, come può una realtà come il Como 1907 competere con questi giganti?
Il Como 1907 valuta esclusivamente il proprio percorso, fatto di crescita rapida, lavoro giorno dopo giorno e costruzione di un brand che sia riconoscibile a livello internazionale. Allo stesso momento l’area sportiva sta facendo un eccellente lavoro dando identità alla squadra. I paragoni non ci servono e non sono importanti.
Parliamo di struttura. Qual è il modello di business del Como oggi? E guardando al futuro, secondo lei, come dovrebbe evolvere l’intero modello del Calcio in Italia nei prossimi 5 anni per restare sostenibile e competitivo?
Non mi piace parlare per gli altri, il Como ha una struttura che è guidata dalla visione del nostro Presidente, Mirwan Suwarso, che prima di tutti ha colto il grande potenziale che c’era qui. Negli anni la società si è sviluppata investendo sulle professionalità in vari settori, non solo quello sportivo.
La ‘storia del Como’ ha un fascino unico. Come costruite questa narrativa attraverso la vostra brand identity e lo storytelling per farla risultare autentica a livello locale, ma allo stesso tempo attraente e rilevante su scala nazionale?
La storia di Como e del nostro club si fonda sull’autentico legame tra il lago, la comunità locale e la squadra. Mantenendo ben saldi questi valori, cerchiamo di raccontare l’ambiziosa rinascita di un club storico che cerca di trasmettere ogni giorno valori quali l’eleganza, la resilienza e la passione.
Qual è il ruolo del digitale e dei social media nella strategia di crescita del Como? Siete già in grado di utilizzare l’analisi dei dati, il social listening o i contenuti generati dagli utenti (UGC) per prendere decisioni?
Come detto prima, il club ha investito in professionalità in ogni dipartimento, questo ci dà la possibilità di essere al passo coi tempi, innovativi e ovviamente utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per capire in quale direzione stiamo andando.
Avete delle strategie specifiche per trasformare i tifosi in veri e propri promotori del brand? State lavorando su co-creazione, community building o esperienze particolarmente immersive?
Essere tifosi del Como 1907 significa già essere parte integrante del progetto. Non si tratta semplicemente di indossarne i colori, ma di condividere un senso profondo di appartenenza e condivisione. La community è il cuore pulsante del nostro progetto: chi ne fa parte diventa naturalmente un ambasciatore del club, trasmettendo valori, passione e identità.
Quali sono le sfide più grandi che vedete oggi nel mercato del merchandising, nell’ospitalità allo stadio, nella creazione di eventi collaterali o nell’attrarre sponsorizzazioni di alto livello?
Il mercato nel mondo di oggi ci pone di fronte a diverse sfide, ma anche a tante opportunità. Sicuramente sta cambiando il modo di fruizione dell’intrattenimento e per forza di cose ci si deve adattare senza perdere la propria anima. In questo senso credo che il Como 1907 abbia avviato alcune case history importanti.
C’è un club, in Italia o all’estero, che ammira particolarmente per il modo in cui gestisce la società, la comunicazione o il marketing? E, in tal caso, cosa provate a emulare da quel modello?
Il nostro presidente ci sprona sempre a pensare fuori dagli schemi quindi non direi che il Como cerca un modello da emulare. Allo stesso tempo esistono un sacco di esempi virtuosi.
Infine, se dovesse dare un consiglio d’oro a un giovane dirigente sportivo che vuole lanciarsi oggi nella gestione di un club professionistico, quale sarebbe la prima cosa che gli direbbe?
Lavorare tanto e farlo sempre con umiltà. La vita è come una tavola da surf bisogna essere preparati a cadere e pronti a risalire subito per cavalcare la prossima onda.
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