Nella frenesia delle nostre giornate lavorative, è facile cadere nella tentazione di voler “portare a casa il punto”, spiegare perché abbiamo ragione, persuadere l’altro a vedere le cose come noi. Ma nelle nostre realtà, PMI fatte di persone, collaborazioni e scelte, il vero valore sta altrove: la capacità di lasciare un seme, come ci ha detto Maurizio Riva nella bellissima intervista che troverete all’interno di questo numero.
Dunque, connettersi e non convincere: questo è il cambio di paradigma.
Connettersi vuol dire ascoltare davvero, essere presenti, costruire un ponte (emotivo e professionale) e buttare giù i muri che spesso si possono contrapporre fra le figure all’interno di un’azienda. In questa connessione risiede la vera forza di un team e di un’azienda. Una conversazione sincera può fare più strada di mille riunioni e può generare un cambiamento, ispirare un’idea, sciogliere una tensione. In un ambiente dove ogni persona conta, saper comunicare in modo aperto e rispettoso, è fondamentale.
E allora, ogni volta che parliamo con qualcuno, proviamo a domandarci: che seme sto lasciando?
Ma è giusto ricordarlo: non tutti i semi fanno fiorire. A volte lasciamo nell’altro una traccia che scoraggia o irrigidisce e spesso non ce ne rendiamo conto. Una parola detta con sarcasmo, un tono scocciato, un commento non filtrato.
E allora forse, è più corretto dire che in ogni scambio, dovremmo chiederci: quale seme sto lasciando davvero? Non basta avere buone intenzioni: serve attenzione, cura, empatia perché non sempre è questione di contenuto. Una stessa frase, detta con cura o con fretta, può produrre effetti opposti. Un’osservazione fatta con empatia può diventare un’opportunità, mentre detta con tono sbagliato può suonare come un giudizio.
Ecco perché è importante essere consapevoli di come comunichiamo, non solo di cosa diciamo.
Seminare con attenzione significa essere presenti, scegliere le parole giuste, dosare i silenzi, riconoscere il momento dell’altro. Non si tratta di essere perfetti, ma autentici e rispettosi. Perché anche nelle conversazioni quotidiane possiamo essere coltivatori di fiducia e di relazioni positive.
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