Negozio di souvenir

Perché in vacanza compriamo (anche) souvenir brutti

Negozio di souvenir

T-shirt con grafiche improbabili, statuette di legno, magneti deformi. Per quale motivo, quando siamo in viaggio, acquistiamo oggetti che non farebbero mai ingresso nelle nostre case in condizioni normali?

Succede nei negozietti sul lungomare o tra le bancarelle a due passi dalle attrazioni turistiche. Perché, non appena ci allontaniamo dal nostro codice postale, perdiamo la testa per le cianfrusaglie? La risposta sta in una buona combinazione tra la psicologia da viaggiatori e la furba strategia dei commercianti locali.

Il viaggiatore spensierato

Dal lato nostro, la strategia (inconsapevole) è tutta emotiva. In vacanza siamo rilassati, stacchiamo la spina e il nostro cervello smette di valutare le cose con i canoni di utilità (e di bellezza) della vita di tutti i giorni. Non stiamo comprando un oggetto per il suo valore estetico, ma per fare una specie di fotografia ricordo al nostro stato d’animo.

Un magnete brutto ma coloratissimo funziona esattamente come una notifica per il cervello: ci ricorda che in quel momento eravamo liberi, al sole e senza sveglia impostata. È un trofeo d’evasione da esibire sul frigorifero. Se fosse un oggetto di design minimalista, rischierebbe di confondersi con l’arredamento di casa; più è pacchiano ed esplicito, più svolge in fretta il suo lavoro.

La strategia di chi vende

Dall’altro lato del bancone, però, c’è una strategia commerciale molto pragmatica. I venditori di souvenir conoscono a memoria le regole del gioco.

Per prima cosa sfruttano il principio della scarsità temporale: sanno che hai i minuti contati prima del volo o del treno e che devi assolutamente portare a casa un pensierino per la zia, l’amico che ha appena fatto gli anni o per te. In più, la loro è una strategia di vendita “usa e getta”. A differenza del negozio sotto casa tua, che deve curare la qualità per fare in modo che tu ritorni, il negoziante d’aeroporto o del centro storico sa che sei un cliente di passaggio. Non ha alcun interesse a venderti la ceramica d’autore: gli conviene riempire gli scaffali di oggetti economici da produrre, marcatissimi col nome della città e ad altissimo margine di guadagno.

Il risveglio amaro

Il cortocircuito avviene immancabilmente al rientro. Apri il bagaglio, tiri fuori la statuetta e la guardi con lo stesso sconcerto con cui si rilegge un messaggio inviato alle tre di notte. Fuori dal suo contesto, l’incantesimo svanisce e l’oggetto torna a essere semplicemente brutto. Eppure finisce quasi sempre su una mensola: non per bellezza, ma per ricordarci di quando eravamo felici. Felici anche di avere un pessimo gusto.

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