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La cascata Godafoss scorre magnificamente tra un terreno roccioso, mostrando il paesaggio naturale mozzafiato dell'Islanda

L’Islanda esiste davvero o è generata dall’IA?

La cascata Godafoss scorre magnificamente tra un terreno roccioso, mostrando il paesaggio naturale mozzafiato dell'Islanda

Guardiamo una foto della natura e, prima di pensare alla bellezza, ci chiediamo se sia vera. Se sotto ci sia lo zampino di un generatore d’immagini. Abbiamo smesso di fidarci dei nostri occhi. Ogni volta che ci imbattiamo in uno scorcio remoto, non ci stupiamo più: indaghiamo.

È partito da questo sospetto, l’anno scorso, lo spot “Iceland: Is it real?” di Icelandair. Invece di proporre, semplicemente, le solite fotografie con quella vastissima natura incontaminata, la compagnia ha scelto di dare corda al cinismo di chi guarda, smontando in partenza qualsiasi pretesa di autenticità.

Un set cinematografico nel Nord dell’Oceano Atlantico

Nel video, i turisti si muovono tra geyser e vulcani parlando del territorio come se fosse un set cinematografico. I ghiacciai sono finti, i geyser vanno a gettone, le pulcinelle di mare sono robot telecomandati… e l’assenza di alberi? Be’, i green screen non fanno crescere le piante.

E così il brand non cerca di dimostrare l’autenticità dei suoi panorami, non prova a vendere a nessuno il “viaggio autentico”. Ma anzi, prende il dubbio di chiunque non è mai stato in Islanda ma ha visto delle foto e dei video di quei posti magici, ci gioca un po’ e lo usa per farsi pubblicità.

Talmente perfetto da sembrare finto

La comunicazione dei viaggi si è sempre fondata su una promessa visiva molto semplice: mostrare un posto talmente perfetto da sembrare finto, sperando che tu ci creda. Oggi quella strategia, ahimè, è morta. Quando chiunque può digitare due righe in un software e ottenere un paesaggio islandese più verde, più drammatico e più pulito della realtà, la fotografia “perfetta” perde tutto il suo valore.

Ed ecco perché l’idea di Icelandair ha funzionato: se la realtà non ha più la sua credibilità visiva, tanto vale ammettere che sì, si tratta di intelligenza artificiale.

La prova del nove

La chiusura del video arriva dritta al punto: “This isn’t real, Iceland is AI generated. And don’t forget the best part: you can fly there” (“Non è reale, l’Islanda è generata dall’IA. E non dimenticate la parte migliore: potete volarci”).

In un mondo in cui, per crederci, devi vedere dal vivo, toccare, annusare, non ci sono alternative: la realtà può anche sembrare finta, ma un biglietto aereo per andarla a verificare di persona esiste davvero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI PROPRIETÀ DELL’EDITORE

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