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foto produzione bottigliette Campari design

Disobbedire con stile: 3 icone del design italiano

foto produzione bottigliette Campari design

L’arte che ti resta impressa non è mai quella rassicurante. È quella che va fuori dagli schemi, che si ribella a una regola e ti costringe a guardare le cose da un’altra prospettiva. E questo non riguarda soltanto i musei o le gallerie. Succede, soprattutto, quando un oggetto di uso quotidiano, che è sempre stato fatto in un modo, a un certo punto cambia drasticamente.

Se guardiamo le cose capaci di attraversare decenni senza invecchiare di un giorno, infatti, ci accorgiamo che non sono nate per compiacere il buongusto dell’epoca. Il design nasce spesso dall’insofferenza. Da qualcuno che si è stufato di come si facevano le cose fino al giorno prima e ha scelto di fare l’esatto contrario.

Campari Soda

Nel 1932, per esempio, l’aperitivo era una cosa lenta e un po’ cerimoniosa: bottiglie grandi, calice, seltz miscelato lentamente. Davide Campari decide di creare il primo drink pronto in dose singola, ma è Fortunato Depero a fare ciò per cui verrà ricordato il Campari Soda. Elimina l’etichetta di carta e disegna un cono di vetro ruvido che è contemporaneamente bottiglia e bicchiere. Imprime il nome direttamente nella grana del vetro, studiata apposta per non far scivolare la bottiglia dalle mani bagnate sul bancone del bar. Un pezzo d’arte futurista usa e getta. Un aperitivo veloce e addio ai bicchieri di cristallo.

Poltrona Sacco

Nel ’68 la stessa insofferenza colpisce la postura. I salotti italiani erano il regno della compostezza: poltrone rigide, schienali dritti, una forma di riguardo un po’ ingessata. Poi tre giovani architetti torinesi portano ad Aurelio Zanotta un involucro di plastica privo di qualsiasi struttura, riempito di palline di polistirolo. Nasce la Poltrona Sacco. E con lei non è più la persona a doversi adagiare con garbo al mobile, ma l’oggetto a “trasformarsi” sotto il corpo.

Olivetti Valentine

E infine, un anno dopo, Ettore Sottsass fa la stessa cosa con il lavoro. La macchina da scrivere era un mattone grigio confinato nelle stanze d’ufficio. Sottsass la veste di rosso fuoco, le mette una maniglia e la trasforma in un oggetto da tenere sotto braccio. La Olivetti Valentine finisce in spiaggia, sui prati, sul letto di casa. Decenni prima che s’inventasse il lavoro da remoto, Sottsass ci diceva che le idee migliori si scrivono lontano dalle scrivanie.

Tre icone che hanno avuto una forza che va oltre il semplice design: hanno saputo dire di no al momento giusto, rifiutando le regole del proprio tempo per regalarci qualcosa che non sapevamo ancora di desiderare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI PROPRIETÀ DELL’EDITORE

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