Foto parete colori e grigio

Ma i colori sono spariti davvero?

Foto parete colori e grigio

Basta osservare una fotografia degli anni Settanta o Ottanta per notare un dettaglio evidente: il mondo era pieno di colore. I telefoni di casa sfoggiavano plastiche rosse o arancioni, le automobili riempivano le strade di tinte accese e persino nell’arredamento domestico ci si concedeva una libertà cromatica che oggi appare quasi esotica. Negli ultimi decenni, quel panorama si è progressivamente spento, lasciando il posto a una sobria uniformità fatta di grigio, bianco e sfumature di beige.

Non si tratta di una semplice percezione nostalgica, ma di una trasformazione reale del nostro gusto quotidiano. Uno studio condotto dal Science Museum Group di Londra ha analizzato la palette cromatica di migliaia di oggetti prodotti dal XIX secolo a oggi, confermando come nel tempo le tonalità brillanti siano state gradualmente sostituite dai toni neutri e dalle linee essenziali.

La paura di stancarsi (e la voglia di riposare gli occhi)

Le ragioni di questo cambiamento sono in primo luogo economiche. Oltre l’80% delle automobili prodotte nel mondo rientra oggi in quattro sole opzioni: bianco, nero, grigio e argento. Il motivo è semplice: una tonalità neutra è più facile da rivendere sul mercato dell’usato. Allo stesso modo, un divano o una cucina beige risultano più rassicuranti per un futuro acquirente o per un inquilino. Abbiamo finito per subordinare il nostro gusto personale a una logica di prudenza commerciale, scegliendo ciò che non rischia di stancare o di svalutarsi.

A questo si aggiunge l’impatto della vita digitale. Come ha osservato l’editore Giò Fumagalli su Marie Claire, trascorriamo molte ore del giorno davanti a schermi che proiettano immagini saturate e luminose. Quando alziamo lo sguardo dagli smartphone, la nostra vista cerca spontaneamente contesti più riposanti: la scelta di abiti e ambienti dai toni spenti diventa così una sorta di reazione naturale all’iper-stimolazione visiva in cui viviamo.

Questa desaturazione ha contagiato anche i media. In un’inchiesta pubblicata su Vox, la giornalista Emily St. James ha analizzato come il cinema e le serie tv contemporanei abbiano progressivamente smesso di usare colori nitidi. Che si tratti di un film di supereroi o di un dramma, sulle immagini viene applicato un filtro freddo e desaturato che azzera i contrasti e uniforma ogni inquadratura, mimetizzando la CGI ma restituendo un’atmosfera visiva cupa e monotona.

Verde speranza (?)

Eppure, a guardare bene, una crepa in questo grigiore si sta aprendo.

Se i Millennials sono stati i grandi architetti del minimalismo neutro, le nuove generazioni sembrano muoversi nella direzione opposta. Spinta da una forte iper-nostalgia per la pop culture degli anni ’90 e Duemila, la Gen Z dimostra una spontanea insofferenza per la dittatura del desaturato. Certo, la transizione è cauta: l’esplosione delle tonalità salvia o oliva ha funzionato un po’ come un colore di compromesso, un verde addomesticato capace di rassicurare il mercato senza risultare spaventoso.

Ma il segnale di speranza c’è. Il colore sta provando a tornare, guidato da una rinnovata voglia di eccentricità e identità. Forse non tornerà più esattamente nella forma o nei codici del passato, ma l’idea che l’estetica debba di nuovo servire a esprimere qualcosa – e non solo a evitare di scontentare qualcuno – è già un bellissimo inizio.

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