Ci sono momenti nella vita di un’azienda in cui quello che è stato costruito viene messo alla prova. Non parlo di sfide previste, di quelle difficoltà che puoi pianificare o di quegli ostacoli che, in qualche modo, fanno parte del gioco. Parlo di quelle emergenze che arrivano senza preavviso, e che mettono a rischio il lavoro quotidiano della tua azienda.
Il 30 ottobre scorso è stato uno di quei momenti. Un attacco sulla piattaforma Meta ha coinvolto alcuni account Business Manager della nostra azienda e indirettamente dei nostri clienti. In poche ore, ci siamo trovati di fronte a una situazione davvero complessa, inaspettata, che richiedeva una risposta immediata e coordinata: account compromessi, rischi di addebiti non autorizzati e clienti giustamente preoccupati. Il tipo di emergenza che va gestita con grande prontezza e competenza.
Ma è grazie a momenti come questi, che si vede davvero di cosa è fatto un team. È quando tutto sembra andare fuori controllo che emerge la vera natura delle persone con cui lavori ogni giorno e devo dire che, senza esitazione, senza cercare scuse o rimandare a domani, ognuno ha fatto la propria parte, con un plauso speciale all’area Account. Abbiamo monitorato la situazione in collaborazione con Meta e le autorità competenti, abbiamo comunicato tempestivamente con i clienti, abbiamo preparato tutta la documentazione necessaria per tutelare la loro sicurezza, abbiamo agito con quella prontezza e quella professionalità che fanno la differenza tra un’azienda che sa gestire le crisi e una che le subisce. Negli ultimi anni, la parola “resilienza” è diventata quasi un mantra nel mondo delle imprese, ma cosa significa davvero essere resilienti? Non è semplicemente la capacità di resistere agli urti o di sopravvivere alle tempeste, la resilienza vera è quella capacità di adattarsi rapidamente, di trovare soluzioni creative quando i vecchi schemi non funzionano più, di trasformare un problema in un’opportunità di crescita.
Le piccole e medie imprese italiane, quelle che costituiscono il 90% del tessuto economico del nostro Paese, hanno una caratteristica distintiva rispetto alle grandi aziende: sono agili. Non hanno catene decisionali infinite, non devono attendere l’approvazione di CdA per agire e quando serve prendere una decisione, la prendono.
Ma l’agilità da sola non basta. Serve qualcosa di più profondo, qualcosa che ha a che fare con i valori, con la cultura aziendale, con quello spirito di squadra che non si può codificare in un manuale di procedure, ma che si costruisce giorno dopo giorno, nel lavoro quotidiano. Servono le persone. Quelle che ogni mattina varcano la soglia dell’azienda portando con sé non solo competenze tecniche, ma passione, dedizione, senso di appartenenza.
Ogni persona ha un nome, una storia, un ruolo che va ben oltre la mansione descritta nel contratto. E quando arriva un’emergenza, questa dimensione umana fa tutta la differenza del mondo. Durante l’emergenza, ho visto persone fermarsi fino a tardi, controllare e ricontrollare ogni dettaglio, perseverare dietro un’assistenza poco reattiva e soprattutto, non mollare. Non perché qualcuno glielo avesse imposto, ma perché sentivano quella responsabilità condivisa che è la vera essenza di un team affiatato. E questo, permettetemi di dirlo, non ha prezzo. Viviamo nell’era della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale, dell’automazione. Ma più ci circondiamo di strumenti digitali, più diventa cruciale il fattore umano. E questo è un messaggio importante, soprattutto in un momento storico in cui si parla tanto di sostituzione del lavoro umano con le macchine: sì, le macchine possono fare tante cose, ma non possono sostituire quella capacità di giudizio, quella creatività, quella empatia che sono distintamente umane.
Quando leggerete questo mio editoriale, l’emergenza sarà ormai alle spalle, i problemi saranno stati risolti, i clienti assistiti e tutto sarà tornato alla normalità. Ma questo editoriale non vuole essere solo un racconto di quanto accaduto e di come sia stato gestito, ma vuole essere un invito a riconoscere il “valore dell’emergenza”, con il lavoro delle persone, la loro dedizione e la loro capacità di affrontare le difficoltà.
Tutto questo ci ha ricordato chi siamo e di cosa siamo capaci. Ci ha ricordato che la nostra forza sta nelle persone che ogni giorno scelgono o meno di dare il massimo. E per questa capacità di affrontare insieme le difficoltà, ringrazio le persone che hanno affrontato in prima linea questa emergenza, rendendomi orgoglioso della nostra DAF.
Perché alla fine, è questo che conta davvero. E questa, credetemi, è la miglior cosa che possa accadere in un’azienda.
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